THE ZEBTET

SAUL RUBIN - Prezzo: € 12.9 - COD: 325

SAUL ZEBULON RUBIN, GUITAR

STACY DILLARD, TENOR SAX

FABIO MORGERA, TRUMPETS 

BEN MEIGNERS, BASS

BRANDON LEWIS, DRUMS 

guest HAROLD O’NEAL  vocals on  "Make Someone Happy"

 

  1. Lotus Blossom (Billy Strayhorn)

  2. Bluetooth (Saul Rubin/Zebtunes- BMI )

  3. Make Someone Happy (Jule Styne/Betty Comden/Adolph Green) 

  4. The Android (Saul Rubin/Zebtunes- BMI ) 

  5. Aisha (McCoy Tyner ) 

  6. Cobi Narita (Saul Rubin/Zebtunes- BMI )

  7. Song For Diana (Saul Rubin/Zebtunes- BMI )

  8. Milestones (Miles Davis)   

  9. Sasquatch Shuffle (Saul Rubin/Zebtunes-BMI )

10. Once Upon A Time (Charles Strause/Lee Adams )

TOTAL TIME 60.06

 

Recorded at Zebulon Sound & Light , NYC , April 15 2014

Mixed and mastered by Saul Rubin

Cover: Marco Pennisi - Front cover photo: Paul Aresu

Produced by Fabio Morgera and Saul Rubin

 

LINER NOTES by Nicola Gaesta

Molto conosciuto e apprezzato nel jazz che conta della Big Apple Saul “Zebulon“ Rubin è un chitarrista raffinato perfettamente a suo agio sia con i tempi veloci che con le ballad. Ispirato, versatile, profondo, Saul ha suonato – e suona – praticamente con tutti i grossi nomi di New York anche se il fiore all’occhiello della sua, ormai più che trentennale carriera, resta la collaborazione con Sonny Rollins. E’ molto difficile, in un solo disco, dare un’idea della poliedricità e della ricca complessità di un musicista come lui anche se è questo l’obiettivo della produzione – affidata a Fabio Morgera – di questo lavoro. Godiamoci quindi la dimensione intimista del trio (Lotus Blossom di Billy Strayhorn, Milestones di Miles, Song For Diana dello stesso Rubin), lo swing avvincente del quintetto (Bluetooth, The Android, Sasquatch Shuffle, tutte composizioni del leader), il suono caldo e avvolgente del sax tenore di Stacy Dillard in Cobi Narita, (l’unico brano in quartetto), il duo da brivido di Make Someone Happy in cui le note della chitarra – poche, quelle che servono – di Saul supportano la voce flautata di Johnny O’Neal (una specie di Art Tatum che canta il blues la cui gig è una delle più frequentate di tutta New York), la citazione finale in solo di Once Upon A Time una composizione di Charles Strouse e Lee Adams tratta da un musical del 1962, All American, che è stata cantata e resa celebre da gente come Frank Sinatra, Tony Bennett e Perry Como tra gli altri. Godiamoci il groove che aleggia profondo in tutto il disco. Ma è soprattutto l’amalgama e la coesione di tutti i componenti di questo “Zebtet” che convince con il succitato Stacy Dillard al sax tenore, la cui personalità si va sempre più delineando al punto da essere riuscito a diventare uno dei sassofonisti più richiesti della scena newyorkese. Con lo spessore creativo e strumentale di Fabio Morgera il cui talento gli ha consentito non solo di produrre senza sbavature un suono perfettamente in equilibrio tra tradizione e modernità, ma anche di ritagliarsi spazi negli assolo che emozionano e nello stesso tempo non sono mai debordanti. Su tutti il drive ritmico di Ben Meigners (contrabbasso) e Brandon Lewis (batteria), sconosciuti al grande pubblico ma richiesti nelle cave di tutta la Grande Mela. Viviamo un epoca musicale in cui ognuno cerca affannosamente di ritagliarsi una individualità, alcune volte trascurando i codici espressivi di un linguaggio qualsiasi esso sia. Un epoca in cui il virtuosismo ha e l’intellettualismo preso il sopravvento sulla emotività, in cui passa il messaggio che sia sufficiente spernacchiare in uno strumento a fiato per salire su un palco, in cui, peggio ancora, basta sapersi creare un look per dirsi artista. I signori che suonano in questo disco hanno deciso da tempo, di rendere servizio alla musica cercando di sviluppare idee piuttosto che chiacchiere, sacrificando magari qualcosa al proprio ego pur di rispettare la struttura interpretativa di un brano sforzandosi nello stesso tempo di sfruttare le proprie esperienze restando “moderni”. E’ qualcosa che ha a che fare con la sedimentazione della cultura, non quella sbandierata nei talk show, ma quella vissuta sulla propria pelle. Qualcosa che nel mondo afro-americano, in modo particolare nella musica è presente da tempi ancestrali. Chiamatela come volete, Great Black Music, Jazz, Bam, ma è certo che oggi sono queste le coordinate attraverso le quali bisogna passare per continuare a viaggiare.

Nicola Gaeta

THE ZEBTET